Il capitolo 40 dell'Esodo registra il completamento e la dedicazione del tabernacolo, un evento di fondamentale importanza nella storia del popolo di Dio. Questo testo fondamentale illustra come Dio manifesta la Sua presenza in mezzo al Suo popolo. Descrive l'assemblaggio finale del tabernacolo, l'unzione dei suoi elementi e l'ordinazione dei sacerdoti, sottolineando così l'esatto adempimento delle istruzioni divine.
Questo capitolo culmina con la gloria di Dio che riempie il tabernacolo, a simboleggiare la presenza divina che guida Israele nei suoi cammini. Pertanto, Esodo 40 funge da modello per comprendere come Dio dimora tra gli uomini. Contempliamo insieme cinque brani biblici che fanno luce sul significato di questa dimora divina.
"I nostri antenati costruirono nel deserto il tabernacolo dell'alleanza, come Dio aveva comandato a Mosè, secondo il modello che aveva visto."
Stefano qui si riferisce alla costruzione del tabernacolo come descritto in Esodo 40, ricordando l'importanza dell'obbedienza ai comandamenti divini.
"Colui che è il Verbo si è fatto carne ed è vissuto in mezzo a noi. Abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Figlio unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità."
Giovanni evoca la gloria di Dio che riempie il tabernacolo (Esodo 40,34-35) paragonandola all'incarnazione di Gesù, sottolineando così il legame tra Antico e Nuovo Testamento.
"Cristo, venendo come sommo sacerdote delle benedizioni presenti, entrò nel tabernacolo più grande e perfettissimo, non fatto da uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Non con sangue di capri e di tori, ma con il proprio sangue, entrò una volta per tutte nel Santuario e ne ottenne la redenzione eterna."
L'autore della Lettera agli Ebrei paragona il tabernacolo di Esodo 40 al “tabernacolo celeste” in cui entra Cristo, sottolineando la trascendenza del sacrificio di Gesù.
"Che accordo c'è tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi infatti siamo il santuario del Dio vivente. Come disse Dio: "Io abiterò con loro e camminerò in mezzo a loro; Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo”.
Qui Paolo usa il linguaggio della presenza di Dio nel tabernacolo (Esodo 40:34-38) per descrivere l'intima relazione tra Dio e i credenti, affermando che ora siamo il Suo santuario.
"Dopo ciò vidi che il santuario, il tabernacolo dell'alleanza nel cielo, era aperto."
Questa visione apocalittica si riferisce al tabernacolo descritto in Esodo 40, mostrando così la sua rilevanza escatologica e la continuità della presenza divina attraverso i secoli.
Meditando questi passaggi, ci rendiamo conto che il tabernacolo non è solo uno spazio fisico, ma un simbolo della presenza divina che continua ad accompagnarci oggi. Siamo chiamati ad accogliere questa presenza nella nostra vita e a vivere in comunione con il nostro Dio.