Rendo grazie al mio Dio, facendo sempre commemorazione di te nelle mie orazioni,
Di modo che evidente si è il partecipare che tu fai alla fede dal conoscersi tutte le buone opere, che sono in voi per Gesù Cristo.
Imperocché grande allegrezza ho avuto, e consolazione della tua carità; perché le viscere de' santi sono state da te rifocillate, o fratello,
Per la qual cosa avendo io molta fidanza in Gesù Cristo per comandarti quel che conviene:
Ti prego piuttosto per la carità, tale essendo tu, quale io Paolo vecchio, ora poi anche prigioniero di Gesù Cristo:
Ti scongiuro per lo mio figliuolo, cui ho io generato tralle catene, Onesimo,
Il quale una volta fu disutile per te, ora poi è utile e per me, e per te,
Il quale io ho rimandato a te. E tu accoglilo, come mie viscere:
Il quale io bramava di ritener con me, perchè mi servisse in luogo di te tralle catene del vangelo:
Ma nulla ho volato fare senza il tuo parere, affinchè non fosse quasi forzato, ma volontario il beneficio tuo.
Imperocché forse per questo si è allontanato per brev' ora da te, affinchè tu lo ricuperassi per l'eternità:
Non più come servo, ma in cambio di servo fratello carissimo, massimamente a me: e quanto più a te, e secondo la carne, e secondo il Signore?
Se adunque tieni me per tuo intrinseco, accoglilo, come me:
Che se in qualche cosa ti ha fatto danno, od egli è a te debitore; scrivi ciò a conto mio.
Io Paolo ho scritto di pugno: io soddisfarò, per non dirti, che tu devi a me anche te stesso:
Si, o fratello. Ricavi io da te questo frutto nel Signore: ristora le mie viscere nel Signore.
Affidato alla tua ubbidienza ti ho scrìtto: sapendo, che farai anche più di quello, ch'io dico.
Insiememente ancora preparami l'ospizio: imperocché spero, che me diante le vostre orazioni sarò donato a voi.
Ti saluta Epafra compagno della, mia prigionia per Cristo Gesù,
Marco, Aristarco, Demade, e Luca, miei ajuti.
La grazia del Signor nostro Gesù Cristo col vostro spirito. Cosi sia.
Paolo prigioniero di Gesù Cristo, e il fratello Timoteo, a Filemone diletto, e nostro cooperatore,
E ad Appia sorella carissima, e ad Archippo nostro consoldato, e alla Chiesa, che è nella tua casa.
Grazia a voi, e pace da Dio Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Sentendo (qual sia) la tua carità, e la fede, che tu hai nel Signor Gesù, e Terso di tutti i santi:
E ad Appia sorella carissima, e ad Archippo nostro consoldato, e alla Chiesa, che è nella tua casa.
Grazia a voi, e pace da Dio Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Rendo grazie al mio Dio, facendo sempre commemorazione di te nelle mie orazioni,
Sentendo (qual sia) la tua carità, e la fede, che tu hai nel Signor Gesù, e Terso di tutti i santi:
Di modo che evidente si è il partecipare che tu fai alla fede dal conoscersi tutte le buone opere, che sono in voi per Gesù Cristo.
Imperocché grande allegrezza ho avuto, e consolazione della tua carità; perché le viscere de' santi sono state da te rifocillate, o fratello,
Per la qual cosa avendo io molta fidanza in Gesù Cristo per comandarti quel che conviene:
Ti prego piuttosto per la carità, tale essendo tu, quale io Paolo vecchio, ora poi anche prigioniero di Gesù Cristo:
Ti scongiuro per lo mio figliuolo, cui ho io generato tralle catene, Onesimo,
Il quale una volta fu disutile per te, ora poi è utile e per me, e per te,
Il quale io ho rimandato a te. E tu accoglilo, come mie viscere:
Il quale io bramava di ritener con me, perchè mi servisse in luogo di te tralle catene del vangelo:
Ma nulla ho volato fare senza il tuo parere, affinchè non fosse quasi forzato, ma volontario il beneficio tuo.
Imperocché forse per questo si è allontanato per brev' ora da te, affinchè tu lo ricuperassi per l'eternità:
Non più come servo, ma in cambio di servo fratello carissimo, massimamente a me: e quanto più a te, e secondo la carne, e secondo il Signore?
Se adunque tieni me per tuo intrinseco, accoglilo, come me:
Che se in qualche cosa ti ha fatto danno, od egli è a te debitore; scrivi ciò a conto mio.
Io Paolo ho scritto di pugno: io soddisfarò, per non dirti, che tu devi a me anche te stesso:
Si, o fratello. Ricavi io da te questo frutto nel Signore: ristora le mie viscere nel Signore.
Affidato alla tua ubbidienza ti ho scrìtto: sapendo, che farai anche più di quello, ch'io dico.
Insiememente ancora preparami l'ospizio: imperocché spero, che me diante le vostre orazioni sarò donato a voi.
Ti saluta Epafra compagno della, mia prigionia per Cristo Gesù,
Marco, Aristarco, Demade, e Luca, miei ajuti.
La grazia del Signor nostro Gesù Cristo col vostro spirito. Cosi sia.
Paolo prigioniero di Gesù Cristo, e il fratello Timoteo, a Filemone diletto, e nostro cooperatore,
Rendo grazie al mio Dio, facendo sempre commemorazione di te nelle mie orazioni,
Di modo che evidente si è il partecipare che tu fai alla fede dal conoscersi tutte le buone opere, che sono in voi per Gesù Cristo.
Imperocché grande allegrezza ho avuto, e consolazione della tua carità; perché le viscere de' santi sono state da te rifocillate, o fratello,
Per la qual cosa avendo io molta fidanza in Gesù Cristo per comandarti quel che conviene:
Ti prego piuttosto per la carità, tale essendo tu, quale io Paolo vecchio, ora poi anche prigioniero di Gesù Cristo:
Ti scongiuro per lo mio figliuolo, cui ho io generato tralle catene, Onesimo,
Il quale una volta fu disutile per te, ora poi è utile e per me, e per te,
Il quale io ho rimandato a te. E tu accoglilo, come mie viscere:
Il quale io bramava di ritener con me, perchè mi servisse in luogo di te tralle catene del vangelo:
Ma nulla ho volato fare senza il tuo parere, affinchè non fosse quasi forzato, ma volontario il beneficio tuo.
Imperocché forse per questo si è allontanato per brev' ora da te, affinchè tu lo ricuperassi per l'eternità:
Non più come servo, ma in cambio di servo fratello carissimo, massimamente a me: e quanto più a te, e secondo la carne, e secondo il Signore?
Se adunque tieni me per tuo intrinseco, accoglilo, come me:
Che se in qualche cosa ti ha fatto danno, od egli è a te debitore; scrivi ciò a conto mio.
Io Paolo ho scritto di pugno: io soddisfarò, per non dirti, che tu devi a me anche te stesso:
Si, o fratello. Ricavi io da te questo frutto nel Signore: ristora le mie viscere nel Signore.
Affidato alla tua ubbidienza ti ho scrìtto: sapendo, che farai anche più di quello, ch'io dico.
Insiememente ancora preparami l'ospizio: imperocché spero, che me diante le vostre orazioni sarò donato a voi.
Ti saluta Epafra compagno della, mia prigionia per Cristo Gesù,
Marco, Aristarco, Demade, e Luca, miei ajuti.
La grazia del Signor nostro Gesù Cristo col vostro spirito. Cosi sia.
Paolo prigioniero di Gesù Cristo, e il fratello Timoteo, a Filemone diletto, e nostro cooperatore,
E ad Appia sorella carissima, e ad Archippo nostro consoldato, e alla Chiesa, che è nella tua casa.
Grazia a voi, e pace da Dio Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Sentendo (qual sia) la tua carità, e la fede, che tu hai nel Signor Gesù, e Terso di tutti i santi:
E ad Appia sorella carissima, e ad Archippo nostro consoldato, e alla Chiesa, che è nella tua casa.
Grazia a voi, e pace da Dio Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Rendo grazie al mio Dio, facendo sempre commemorazione di te nelle mie orazioni,
Sentendo (qual sia) la tua carità, e la fede, che tu hai nel Signor Gesù, e Terso di tutti i santi:
Di modo che evidente si è il partecipare che tu fai alla fede dal conoscersi tutte le buone opere, che sono in voi per Gesù Cristo.
Imperocché grande allegrezza ho avuto, e consolazione della tua carità; perché le viscere de' santi sono state da te rifocillate, o fratello,
Per la qual cosa avendo io molta fidanza in Gesù Cristo per comandarti quel che conviene:
Ti prego piuttosto per la carità, tale essendo tu, quale io Paolo vecchio, ora poi anche prigioniero di Gesù Cristo:
Ti scongiuro per lo mio figliuolo, cui ho io generato tralle catene, Onesimo,
Il quale una volta fu disutile per te, ora poi è utile e per me, e per te,
Il quale io ho rimandato a te. E tu accoglilo, come mie viscere:
Il quale io bramava di ritener con me, perchè mi servisse in luogo di te tralle catene del vangelo:
Ma nulla ho volato fare senza il tuo parere, affinchè non fosse quasi forzato, ma volontario il beneficio tuo.
Imperocché forse per questo si è allontanato per brev' ora da te, affinchè tu lo ricuperassi per l'eternità:
Non più come servo, ma in cambio di servo fratello carissimo, massimamente a me: e quanto più a te, e secondo la carne, e secondo il Signore?
Se adunque tieni me per tuo intrinseco, accoglilo, come me:
Che se in qualche cosa ti ha fatto danno, od egli è a te debitore; scrivi ciò a conto mio.
Io Paolo ho scritto di pugno: io soddisfarò, per non dirti, che tu devi a me anche te stesso:
Si, o fratello. Ricavi io da te questo frutto nel Signore: ristora le mie viscere nel Signore.
Affidato alla tua ubbidienza ti ho scrìtto: sapendo, che farai anche più di quello, ch'io dico.
Insiememente ancora preparami l'ospizio: imperocché spero, che me diante le vostre orazioni sarò donato a voi.
Ti saluta Epafra compagno della, mia prigionia per Cristo Gesù,
Marco, Aristarco, Demade, e Luca, miei ajuti.
La grazia del Signor nostro Gesù Cristo col vostro spirito. Cosi sia.
Paolo prigioniero di Gesù Cristo, e il fratello Timoteo, a Filemone diletto, e nostro cooperatore,
Rendo grazie al mio Dio, facendo sempre commemorazione di te nelle mie orazioni,
Di modo che evidente si è il partecipare che tu fai alla fede dal conoscersi tutte le buone opere, che sono in voi per Gesù Cristo.
Imperocché grande allegrezza ho avuto, e consolazione della tua carità; perché le viscere de' santi sono state da te rifocillate, o fratello,
Per la qual cosa avendo io molta fidanza in Gesù Cristo per comandarti quel che conviene:
Ti prego piuttosto per la carità, tale essendo tu, quale io Paolo vecchio, ora poi anche prigioniero di Gesù Cristo:
Ti scongiuro per lo mio figliuolo, cui ho io generato tralle catene, Onesimo,
Il quale una volta fu disutile per te, ora poi è utile e per me, e per te,
Il quale io ho rimandato a te. E tu accoglilo, come mie viscere:
Il quale io bramava di ritener con me, perchè mi servisse in luogo di te tralle catene del vangelo:
Ma nulla ho volato fare senza il tuo parere, affinchè non fosse quasi forzato, ma volontario il beneficio tuo.
Imperocché forse per questo si è allontanato per brev' ora da te, affinchè tu lo ricuperassi per l'eternità:
Non più come servo, ma in cambio di servo fratello carissimo, massimamente a me: e quanto più a te, e secondo la carne, e secondo il Signore?
Se adunque tieni me per tuo intrinseco, accoglilo, come me:
Che se in qualche cosa ti ha fatto danno, od egli è a te debitore; scrivi ciò a conto mio.
Io Paolo ho scritto di pugno: io soddisfarò, per non dirti, che tu devi a me anche te stesso:
Si, o fratello. Ricavi io da te questo frutto nel Signore: ristora le mie viscere nel Signore.
Affidato alla tua ubbidienza ti ho scrìtto: sapendo, che farai anche più di quello, ch'io dico.
Insiememente ancora preparami l'ospizio: imperocché spero, che me diante le vostre orazioni sarò donato a voi.
Ti saluta Epafra compagno della, mia prigionia per Cristo Gesù,
Marco, Aristarco, Demade, e Luca, miei ajuti.
La grazia del Signor nostro Gesù Cristo col vostro spirito. Cosi sia.
Paolo prigioniero di Gesù Cristo, e il fratello Timoteo, a Filemone diletto, e nostro cooperatore,
E ad Appia sorella carissima, e ad Archippo nostro consoldato, e alla Chiesa, che è nella tua casa.
Grazia a voi, e pace da Dio Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Sentendo (qual sia) la tua carità, e la fede, che tu hai nel Signor Gesù, e Terso di tutti i santi: